Tasso e la pastorale “Aminta”

Il sentimento della ragione
Il programma euclideo ed aristotelico dell’arte tassiana ovvero la creazione di un genere nuovo

 
in “Anecdota”, Quaderni della Biblioteca Muratori di Comacchio, anno V, n. 1, giugno 1995, Librit, Ferrara, introduzione di Walter Moretti
poi in Gian Mario Anselmi Aminta in Alberto Asor Rosa (a cura di) Letteratura Italiana. Le Opere. II. Dal Cinquecento al Settecento, Einaudi, Torino, 1993

Di cosa parla il saggio
La rappresentazione della pastorale Aminta, che avvenne nell’estate del 1573, nell’isoletta di Belvedere sul Po a Ferrara, mise in evidenza, con ogni probabilità, la complessità e l’originalità del lavoro di Torquato Tasso: da un lato la cornice magica e aristocratica della favola, destinata per il pubblico colto e cortigiano degli Este, dall’altro lato l’inquietudine segreta che alberga nel cuore e nel destino dei personaggi.
Questo saggio dal titolo Il sentimento della ragione indaga l’irresolubile compresenza di questi due elementi, soffermandosi sulle parole che pronuncia Silvia e Aminta, e più in generale sulle strutture compositive del testo.
Si tratta di un metodo di lavoro in cui si esplora il “non” detto, le allusioni, i sottili riferimenti, più le che esplicite dichiarazioni dei protagonisti tassiani.
Ne viene fuori un affresco tutt’altro che scontato della pastorale, un’opera si prefigura già quel senso incombente del dramma e della disfatta che sarà al centro della Gerusalemme liberata.